patptat

domenica 30 agosto 2020

È bello quando.


 "I giocatori stavano esultando e alla fine Amauri si è rialzato con Del Piero e gli ha detto: Grazie!"


"È bello. È bello quando dici grazie al tuo capitano che ti sta facendo vincere 2-0 al Bernabeu."

giovedì 21 maggio 2020

quasi notte

come il giorno di natale
i tappeti illuminati
la polvere imbrigliata in superficie.
il vuoto, le domande, il conforto
tagliente
come il crollo delle lacrime
una rovinosa risalita verso le tue rapide.
roventi
come i polsi allontanati
dagli appelli più sconnessi
scontati, confusi e stropicciati.
come il giorno di domani
quasi rotto.
quasi scroscio improvvisato
quasi notte.

lunedì 27 aprile 2020

'e adesso cambiamo decisamente argomento'

Nelle notti scoscese dalle lame dei nostri sguardi
ho spesso temuto di tracollare.
Che poi era un salto di pochi centimetri
che con te non avevamo mai avuto l'ambizione
di raggiungere gli altri lì in cima.
Che si stava meglio qui
sul livello del mare
a temperatura ambiente
sui tropici dei nostri corpi
nei camici dei nostri nonni.
Semplicemente connessi
senza buchi d'opinione
l'ansia di produrre capitale,
l'ansia
di rinegoziare i nostri mutui interessi.
Noti? Come corre l'ansia di ritrovarci.
Come il tempo va più lento dei nostri ricordi.
Noti? Come i lampioni si spengono dopo averli salutati.
Mi dicevi ch'era tutto un fuori programma
che c'era da piacere alla gente ed eravamo in ritardo
che c'era da litigare e da gridare
ch'era così
nei rapporti sani.
E forse il nostro non era sano.
era uno di quelli che fanno male
quelli con l'olio di palma e i nitriti
quelli che passano solo su raitre in seconda serata.
E ci siamo meravigliati
degli insulti programmati
dei consigli disinteressati
degli applausi ai piloti
di Cosenza col Crati.
Ci siamo emozionati
per le edizioni straordinarie
per le tariffe biorarie
per le ronde semiserie
per le offerte ferroviarie.
E ci siamo abituati
ai terrori rivendicati
ai connazionali rapiti
agli argomenti cambiati.

martedì 31 marzo 2020

#55

come il giorno di natale
i tappeti illuminati
la polvere imbrigliata in superficie.
il vuoto, le domande, il conforto
tagliente
come il crollo delle lacrime
una rovinosa risalita verso le tue rapide.
roventi
come i polsi allontanati
dagli appelli più sconnessi
scontati, confusi e stropicciati.
come il giorno di domani
quasi rotto.
quasi scroscio improvvisato
quasi notte.

sabato 15 febbraio 2020

#29

Ho svuotato dentro di te ogni esigenza. Ogni richiesta.
Ho versato su di te ogni serata alcolica. Ogni postumo.
Vuoto - se non del buonumore - ansimavo senza pulsione alcuna.
Come cappi al collo i tuoi sguardi, io
su campi minati d'invidia. Carneficine d'ipocrisia.
Celle frigorifere a temperatura ambiente, morsi e rimorsi storici
ch'erano peggio della fine del mese.
Ho svuotato dentro di te quello che già avevi, insignificanti delusioni
sarebbero tramontate al prossimo Venere.
Saturno contro - volgevamo a passo svelto per fugare il futuro
tra cartomanti e sciacalli
tra anti-vax e morbilli.
Procedevamo incuranti,
incurabili contromano nelle rotonde
tra i complotti e le ronde
tra gli stupri e i migranti.
Ho svuotato dentro di te ciò di cui non avevi bisogno
pulsioni inopportune e sicurezze scadenti.
Colmi
vuoti.
Solo tensioni superficiali.

venerdì 9 aprile 2010

A sangue freddo.

Ahah..rido e celo risate.
forse questa è una di quelle poche volte in cui la ridondanza utile non dovrebbe affascinarmi, eppure, con quel finto timore che mi assale ogni volta, mi vedo costretto a buttar giù macchie virtuali d'inchiostro del cui spessore mi accingerò a rifletter in circostanza nuove.
Ed ora quando davvero i tempi sono lunghi spezzoni che so già di non poter assaporare, ora quando tutto ciò che ho davanti appare piccolo ed inconsistente, ora quando, di contro, ciò che mi insegue si fa minaccioso e non più titubante, ora non riesco davvero a pendere per le decisioni più innoque.
La paura di ciò che non conosco sembra non essere tale, ma il pensiero ch'essa non può vestire altre vesti si fa prepotente nella mia mente e mi costringe e voltare lo sguardo a puntare gli occhi d'innanzi a me, ma in terra.
E non so se sia solo un vecchio stallo da superare nella solita maniera, da temere falsamente, da godere in futuro con la superiorità ironica di chi è felice secondo etimi e semantiche che adoro conferire alle cose.
I consigli si fanno turbolenti e la loro intenzione di cambiare seppur in maniera 'planckiana' il mio modo di fare mi disturba la vista, mi altera i sensi, mi ucciderebbe (e perdonatemi l'ultima inconsistenza).
Scritti da leggere e replicare si fanno confusi ora. Addolcivano effettivamente situazioni spiacevoli, ma alla luce di quanto detto paiono avere il solo scopo di confondere ancor di più pensieri da riordinare in tempi più nuovi.
E comportamenti strani sono solo il lato subdolo della mia normalità.


The perfect form


A sangue freddo.

Ahah..rido e celo risate.
forse questa è una di quelle poche volte in cui la ridondanza utile non dovrebbe affascinarmi, eppure, con quel finto timore che mi assale ogni volta, mi vedo costretto a buttar giù macchie virtuali d'inchiostro del cui spessore mi accingerò a rifletter in circostanza nuove.
Ed ora quando davvero i tempi sono lunghi spezzoni che so già di non poter assaporare, ora quando tutto ciò che ho davanti appare piccolo ed inconsistente, ora quando, di contro, ciò che mi insegue si fa minaccioso e non più titubante, ora non riesco davvero a pendere per le decisioni più innoque.
La paura di ciò che non conosco sembra non essere tale, ma il pensiero ch'essa non può vestire altre vesti si fa prepotente nella mia mente e mi costringe e voltare lo sguardo a puntare gli occhi d'innanzi a me, ma in terra.
E non so se sia solo un vecchio stallo da superare nella solita maniera, da temere falsamente, da godere in futuro con la superiorità ironica di chi è felice secondo etimi e semantiche che adoro conferire alle cose.
I consigli si fanno turbolenti e la loro intenzione di cambiare seppur in maniera 'planckiana' il mio modo di fare mi disturba la vista, mi altera i sensi, mi ucciderebbe (e perdonatemi l'ultima inconsistenza).
Scritti da leggere e replicare si fanno confusi ora. Addolcivano effettivamente situazioni spiacevoli, ma alla luce di quanto detto paiono avere il solo scopo di confondere ancor di più pensieri da riordinare in tempi più nuovi.
E comportamenti strani sono solo il lato subdolo della mia normalità.


The perfect form


lunedì 5 aprile 2010

Freddo

E dopo giorni così, dopo tempi che vedi scorrere come palle calciate a caso e al caso, dopo sconosciuti elementi che si rincorrono e ci rincorrono a celare chissà quali istituzioni, qui arriva il momento di abbassare il volume, di avvolgere ed impacchettare desideri più o meno attesi.
I tempi si accorciano e mentre chi conta le ore attende risposte, chi le serva e le sfrutta teme forse quelle stesse risposte.
E formule ricorrenti in discorsi figuranti matrioske danno suoni che sconosciuti divengono lievi e noti, adagi, rispettabili, quasi rispettati.
Eppure l'abitudine è sempre stata la mia arma migliore da sguainare lentamente, lontano dal condividerla con gli altri, eppure ora come ora, pur riuscendo a servarvi fiducia temo che i tempi possano essere davvero troppo fuori dalla mia portata.
E ancora si rincorrono in mente possibili passi induttivi troppo spinti da rincorrere, troppo banali o forse troppo poco da poter essere dispiegati in un gioco di macchie e spazi.

Ad ogni modo non mi stancherò mai di condannare qualcosa con qualcosa.

Freddo

E dopo giorni così, dopo tempi che vedi scorrere come palle calciate a caso e al caso, dopo sconosciuti elementi che si rincorrono e ci rincorrono a celare chissà quali istituzioni, qui arriva il momento di abbassare il volume, di avvolgere ed impacchettare desideri più o meno attesi.
I tempi si accorciano e mentre chi conta le ore attende risposte, chi le serva e le sfrutta teme forse quelle stesse risposte.
E formule ricorrenti in discorsi figuranti matrioske danno suoni che sconosciuti divengono lievi e noti, adagi, rispettabili, quasi rispettati.
Eppure l'abitudine è sempre stata la mia arma migliore da sguainare lentamente, lontano dal condividerla con gli altri, eppure ora come ora, pur riuscendo a servarvi fiducia temo che i tempi possano essere davvero troppo fuori dalla mia portata.
E ancora si rincorrono in mente possibili passi induttivi troppo spinti da rincorrere, troppo banali o forse troppo poco da poter essere dispiegati in un gioco di macchie e spazi.

Ad ogni modo non mi stancherò mai di condannare qualcosa con qualcosa.

giovedì 18 marzo 2010

Muoio..

Perchè giungere a conclusioni in fin dei conti ti fa solo capire di essere in qualchè modo capace di delineare un ragionamento pseudo-logico. Non è saggezza, nessun merito. Solo inevitabile consapevolezza di essere partecipe di un'attività raziocinante più o meno efficace.
Ma la saggezza è altrove, è ben altro. Di certo ritengo di non averla raggiunta neanche per un istante, di non aver presumibilmente la minima idea di cosa significhi davvero sacrificarsi per una causa importante che non mi tocchi per davvero.
Sarà probabilmente solo uno sfogo per l'ultima delusione affrontata o forse solamente immaginata. Eppure un' inutile risma smembrata di fogli bianchi giace sfrontatamente sulla mia scrivania senza che io possa riordinare questo disordine che non mi va più bene.
E ancora immaginare i discorsi vuoti davvero inutili mi timora dal cercare un qualsiasi contatto quasi che io apprezzi questa situazione di inerzia cocente che mi asseta e non mi dà alcuna tregua.
Sarà lo sconforto a far risuonare crude, nell'accezione meno metaforica del termine, queste parole, sarà che gli errori si ripetono e le conseguenze più o meno disastrose si ripercuotono immancabilmente.
E non vedo altra conclusione a queste righe se non un insospeso ragionamento smarrito banale a farsi impensabile da assimilare.
E ogni volta muoio.




 
 
 

Muoio..

Perchè giungere a conclusioni in fin dei conti ti fa solo capire di essere in qualchè modo capace di delineare un ragionamento pseudo-logico. Non è saggezza, nessun merito. Solo inevitabile consapevolezza di essere partecipe di un'attività raziocinante più o meno efficace.
Ma la saggezza è altrove, è ben altro. Di certo ritengo di non averla raggiunta neanche per un istante, di non aver presumibilmente la minima idea di cosa significhi davvero sacrificarsi per una causa importante che non mi tocchi per davvero.
Sarà probabilmente solo uno sfogo per l'ultima delusione affrontata o forse solamente immaginata. Eppure un' inutile risma smembrata di fogli bianchi giace sfrontatamente sulla mia scrivania senza che io possa riordinare questo disordine che non mi va più bene.
E ancora immaginare i discorsi vuoti davvero inutili mi timora dal cercare un qualsiasi contatto quasi che io apprezzi questa situazione di inerzia cocente che mi asseta e non mi dà alcuna tregua.
Sarà lo sconforto a far risuonare crude, nell'accezione meno metaforica del termine, queste parole, sarà che gli errori si ripetono e le conseguenze più o meno disastrose si ripercuotono immancabilmente.
E non vedo altra conclusione a queste righe se non un insospeso ragionamento smarrito banale a farsi impensabile da assimilare.
E ogni volta muoio.




 
 
 

mercoledì 3 marzo 2010

Random..

E alle volte mi chiedo come fare a parlare per una volta seriamente di cose dette e ridette senza cadere nel popolare, nel retorico, nel ridicolo. Sarà la presa di coscienza di una situazione che dovrebbe essere gestità meglio, sarà che, pur non essendo sostenitore delle goccie che fanno traboccare il vaso questa, volta pare proprio essere andati oltre, sarà che una lattina di Coca-Cola non sempre può farti sentire meglio.
Le scelte, i bivi, i rimorsi, i rimpianti. Eppure ho sempre propugnato per una laplaceana imprevedibilità degli eventi che dovrebbe conferirmi quel tanto di sicurezza in più nell'accettare gli errori come elementi imprescindibili (dallo) dell'agire umano. Ma non ci riesco e per non uccidermi rapporto questa mia incapacità alla naturale imperfezione dell'uomo.
Ma una riflessione a riguardo certo non mi guida sul da farsi, o meglio non lo ha ancora fatto e nell'attesa mi affogo in parole senza senso ed immagini così profonde da apparire insignificanti per me emozionanti per gli altri (tutti).
Mi ero forse ripromesso di riflettere più spesso a priori per non dover pagare dazio alla mia superficialità per ciò che è superficiale, ma evidentemente ciò non fa per me. E ricordi di pura filosofia scolastica (nel senso non storico-filosofico) si interfacciano alla mia memoria.
Non avendo tutt'ora risposte mi abbandono ad un crudo random.



Random..

E alle volte mi chiedo come fare a parlare per una volta seriamente di cose dette e ridette senza cadere nel popolare, nel retorico, nel ridicolo. Sarà la presa di coscienza di una situazione che dovrebbe essere gestità meglio, sarà che, pur non essendo sostenitore delle goccie che fanno traboccare il vaso questa, volta pare proprio essere andati oltre, sarà che una lattina di Coca-Cola non sempre può farti sentire meglio.
Le scelte, i bivi, i rimorsi, i rimpianti. Eppure ho sempre propugnato per una laplaceana imprevedibilità degli eventi che dovrebbe conferirmi quel tanto di sicurezza in più nell'accettare gli errori come elementi imprescindibili (dallo) dell'agire umano. Ma non ci riesco e per non uccidermi rapporto questa mia incapacità alla naturale imperfezione dell'uomo.
Ma una riflessione a riguardo certo non mi guida sul da farsi, o meglio non lo ha ancora fatto e nell'attesa mi affogo in parole senza senso ed immagini così profonde da apparire insignificanti per me emozionanti per gli altri (tutti).
Mi ero forse ripromesso di riflettere più spesso a priori per non dover pagare dazio alla mia superficialità per ciò che è superficiale, ma evidentemente ciò non fa per me. E ricordi di pura filosofia scolastica (nel senso non storico-filosofico) si interfacciano alla mia memoria.
Non avendo tutt'ora risposte mi abbandono ad un crudo random.



mercoledì 24 febbraio 2010

Di tutto..

Con il patrocinio di uno dei miei professori preferiti volevo proporvi un forse non noto teorema che spesso si dilegua in insensati modi di dire che ristagnano nelle convinzioni dei più come mere sciocchezze da spolverare qua e là per fare del povero moralismo.

É un teorema che si deve (almeno così vuole la tradizione) ad un personaggio poco noto a molti (a me in prima persona fino a qualche giorno fa), John Duns Scotus e che prende il nome di Ex falso sequitur quodlibet.

Il teorema afferma che partendo da una contraddizione si può dimostrare qualunque affermazione (da qui il titolo latino). Ecco come si fa.

Prendiamo una affermazione qualsiasi: l'ipotesi di Riemann. Supponiamo che sia vera e falsa. Ora vogliamo dimostrare che la seguente uguaglianza è vera:

1+1=3


Bene, dato che l'ipotesi di Riemann è vera, allora è vera anche l'affermazione che dice:


L'ipotesi di Riemann è vera oppure 1+1=3

Infatti una generica proposizione “P vel Q” come quella di sopra è vera quando almeno una delle due proposizioni che la compongono (cioè P oppure Q) è vera.

Perfetto. Dato che la proposizione composta

L'ipotesi di Riemann è vera oppure 1+1=3

è vera, e dato che l'ipotesi di Riemann è falsa, allora occorre che sia vero che

1+1=3.

Quindi la tesi.


Mi scuso per la mancata formattazione in LaTeX ma c'è stato qualche piccolo problema tecnico 
che risolveremo a breve :)

Di tutto..

Con il patrocinio di uno dei miei professori preferiti volevo proporvi un forse non noto teorema che spesso si dilegua in insensati modi di dire che ristagnano nelle convinzioni dei più come mere sciocchezze da spolverare qua e là per fare del povero moralismo.

É un teorema che si deve (almeno così vuole la tradizione) ad un personaggio poco noto a molti (a me in prima persona fino a qualche giorno fa), John Duns Scotus e che prende il nome di Ex falso sequitur quodlibet.

Il teorema afferma che partendo da una contraddizione si può dimostrare qualunque affermazione (da qui il titolo latino). Ecco come si fa.

Prendiamo una affermazione qualsiasi: l'ipotesi di Riemann. Supponiamo che sia vera e falsa. Ora vogliamo dimostrare che la seguente uguaglianza è vera:

1+1=3


Bene, dato che l'ipotesi di Riemann è vera, allora è vera anche l'affermazione che dice:


L'ipotesi di Riemann è vera oppure 1+1=3

Infatti una generica proposizione “P vel Q” come quella di sopra è vera quando almeno una delle due proposizioni che la compongono (cioè P oppure Q) è vera.

Perfetto. Dato che la proposizione composta

L'ipotesi di Riemann è vera oppure 1+1=3

è vera, e dato che l'ipotesi di Riemann è falsa, allora occorre che sia vero che

1+1=3.

Quindi la tesi.


Mi scuso per la mancata formattazione in LaTeX ma c'è stato qualche piccolo problema tecnico 
che risolveremo a breve :)

sabato 20 febbraio 2010

Cubi..

E non sei più qui. No, alcun rimpianto d'amore o simili sciocchezze. Giusto (con un po' di quel seme d'oltremanica) constatazione di perenni e pendolari stati d'inconsistenza. Capita d'altra parte. E il banale (ormai diventato forse troppo ricorrente) accompaga quegli stolti sentimenti di consapevolezza del poter fare e di potenza di non voler fare che solo fino a pochi minuti fa erano per me translitterazioni di una felicità non gratuita.
Eppure la bellezza che troviamo nello smantellare convinzioni e convenzioni è qualcosa di straordinario. Ritrovarci nell'errore di pensare banalmente è altrettanto straordinario. E non mi curo delle ripetizioni pesanti e pleonastiche, non mi curo della pochezza del mio linguaggio che vuol apparire elitario, non mi curo ancora di ciò che l'insensatezza del mondo (e della gente?) cova e affigge nelle menti dei più. É tutto davvero molto strano. Non cedo a simili tentazioni eppure i miei limiti sono davvero molti (non troppi).
E l'apparente nonsense di questo discorso si muove su pentagrammi invadenti con pause e ritmi che mi drogano la mente, m'intorpidiscono gli arti, mi spingono i muscoli e i nervi fuori da queste membra troppo (davvero) pesanti da sostenere, troppo poco forti per sostenere.
E ora con le immagini crude che mi pizzicano gli occhi non ho più il diritto di abbandonarmi al mio sonno.

É impossibile dividere un cubo in due cubi..


Cubi..

E non sei più qui. No, alcun rimpianto d'amore o simili sciocchezze. Giusto (con un po' di quel seme d'oltremanica) constatazione di perenni e pendolari stati d'inconsistenza. Capita d'altra parte. E il banale (ormai diventato forse troppo ricorrente) accompaga quegli stolti sentimenti di consapevolezza del poter fare e di potenza di non voler fare che solo fino a pochi minuti fa erano per me translitterazioni di una felicità non gratuita.
Eppure la bellezza che troviamo nello smantellare convinzioni e convenzioni è qualcosa di straordinario. Ritrovarci nell'errore di pensare banalmente è altrettanto straordinario. E non mi curo delle ripetizioni pesanti e pleonastiche, non mi curo della pochezza del mio linguaggio che vuol apparire elitario, non mi curo ancora di ciò che l'insensatezza del mondo (e della gente?) cova e affigge nelle menti dei più. É tutto davvero molto strano. Non cedo a simili tentazioni eppure i miei limiti sono davvero molti (non troppi).
E l'apparente nonsense di questo discorso si muove su pentagrammi invadenti con pause e ritmi che mi drogano la mente, m'intorpidiscono gli arti, mi spingono i muscoli e i nervi fuori da queste membra troppo (davvero) pesanti da sostenere, troppo poco forti per sostenere.
E ora con le immagini crude che mi pizzicano gli occhi non ho più il diritto di abbandonarmi al mio sonno.

É impossibile dividere un cubo in due cubi..


mercoledì 17 febbraio 2010

Amori..

Deripui tunicam; nec multum rara nocebat;
pugnabat tunica sed tamen illa tegi.
quae cum ita pugnaret, tamquam quae vincere nollet,
victa est non aegre proditione sua.
ut stetit ante oculos posito velamine nostros,
in toto nusquam corpore menda fuit.
quos umeros, quales vidi tetigique lacertos!
forma papillarum quam fuit apta premi!
quam castigato planus sub pectore venter!
quantum et quale latus! quam iuvenale femur!
Singula quid referam? nil non laudabile vidi
et nudam pressi corpus ad usque meum.
Cetera quis nescit? lassi requievimus ambo.
proveniant medii sic mihi saepe dies!

Le strappai la tunica; trasparente non dava molto fastidio;
  lei tuttavia lottava per restarne coperta.
Ma poiché lottava come una che non vuole vincere,
fu vinta facilmente con la sua stessa complicità.
Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi,
nell'intero corpo non apparve alcun difetto.
Quali spalle, quali braccia vidi e toccai!
La forma dei seni come fatta per le carezze!
Come era liscio il ventre sotto quei seni perfetti!
Come era lungo e dolce il fianco, e altrettanto la fresca coscia.
Che importanza hanno i dettagli? Nulla vidi non degno di lode
  e nuda la strinsi, aderente al mio corpo. 
Chi non conosce il resto? Stanchi riposammo entrambi.
Possano capitarmi spesso pomeriggi come questo!

Tratto da Splash Latino - http://www.latin.it/autore/ovidio/amores/!01!liber_i/05.lat









Amori..

Deripui tunicam; nec multum rara nocebat;
pugnabat tunica sed tamen illa tegi.
quae cum ita pugnaret, tamquam quae vincere nollet,
victa est non aegre proditione sua.
ut stetit ante oculos posito velamine nostros,
in toto nusquam corpore menda fuit.
quos umeros, quales vidi tetigique lacertos!
forma papillarum quam fuit apta premi!
quam castigato planus sub pectore venter!
quantum et quale latus! quam iuvenale femur!
Singula quid referam? nil non laudabile vidi
et nudam pressi corpus ad usque meum.
Cetera quis nescit? lassi requievimus ambo.
proveniant medii sic mihi saepe dies!

Le strappai la tunica; trasparente non dava molto fastidio;
  lei tuttavia lottava per restarne coperta.
Ma poiché lottava come una che non vuole vincere,
fu vinta facilmente con la sua stessa complicità.
Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi,
nell'intero corpo non apparve alcun difetto.
Quali spalle, quali braccia vidi e toccai!
La forma dei seni come fatta per le carezze!
Come era liscio il ventre sotto quei seni perfetti!
Come era lungo e dolce il fianco, e altrettanto la fresca coscia.
Che importanza hanno i dettagli? Nulla vidi non degno di lode
  e nuda la strinsi, aderente al mio corpo. 
Chi non conosce il resto? Stanchi riposammo entrambi.
Possano capitarmi spesso pomeriggi come questo!

Tratto da Splash Latino - http://www.latin.it/autore/ovidio/amores/!01!liber_i/05.lat









lunedì 15 febbraio 2010

Effetto farfalla..

E per una volta qualcosa di serio, o almeno qualcosa da riporre, a mio parere, in quei fascicoli etichettati da tutti come degni di assurgere ad una condizione di utilità immediatamente tangibile.
É tutta una questione di non poter renderci conto di ciò che facciamo, delle possibili conseguenze di bruciare una pianta, ma anche solo di scrivere queste strane formule, di bere un caffè, muoverci o restare fermi. Si perchè ciò è banale ma per limiti Laplaceani siamo costretti a concentrare la nostra attenzione su limiti di prevedibilità circoscritti.
Morire, bere una cocacola o una cioccolata calda hanno apparentemente ricadute visibili in quanto non così lontane nello spazio e nel tempo da apparire inizialmente incontrollabili.
E c'è chi lo chiama effetto farfalla, chi, come un Enrico Mentana dal tono austero si limita a commentare giorno per giorno ciò che non vorremmo sapere forse con un pizzico di preveggenza, ma a questo punto ritengo di aver oltrepassato, già dal secondo periodo di questo pseudomonito, quel paletto che i più di cui parlavo pongono al "contenente serietà".
Detto ciò vi ripropongo il tutto dopo aver ridatogli una rapida lettura e rassicurandovi del fatto che almeno del morire per cause a noi non imputabili non dovremo mai avere il rimorso di non aver potuto prevedere il gesto di quell'azione.

Grazie.







"sprintrade network"